ESTRATTO NARRATIVO DI 7 PAGINE DEL ROMANZO KENIAN E LE PORTE DI OREGON PER GENTILE CONCESSIONE DELL' AUTRICE ©PAOLA BLONDET

7TH INNING STRETCH - HOW TO BEAT A CLAN

 © Paola Blondet 

https://trovatella.github.io/The-Redmond-Betrayal-An-Analysis-of-Unfair-Competition/


KENIAN E LE PORTE DI OREGON

Capitolo 13 paragrafo 5

Nagpur

“”Bir saat içinde Doktor Nieman itibaren birlikte orada olacağım.”

Il Bonzo chiuse il telefono dopo aver ricevuto l’sms da Kenan Yilmaz che era d’accordo di raggiungere tutti a casa di Pete che ancora non ne sapeva niente.

Non c’era tempo per le spiegazioni.

Bisognava agire velocemente per impedire escalations ora che tutto era diventato chiaro, anzi trasparente.

Dopo mezz’ora di conversazione a 4 nella stanza adibita a ufficio -studiolo della villetta di Nieman, finalmente Rastogi era crollato.

“Quindi, fammi capire. Tu conosci un Russo di nome Dott Oleg Pavlov, che si fa chiamare Gautier e insegna presso l’università di Monaco di Baviera?”

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Pete che stava passando in quel momento per chiamare gli ospiti a cena aprì la porta già semi-aperta

“Scusate, disse tutto rosso dall’ imbarazzo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le ultime parole che ha detto Tiziano. Avete nominato una persona di interesse.

Un uomo molto pericoloso che mio figlio Luke ha scoperto tramite ricerche con Kenian”

“E’ vero, ribatté l’umanoide, Oleg Pavlov ha causato non pochi problemi ad alcuni conoscenti e amici del figlio del signor Nieman, e tu signor Vivek Rastogi ci lavori insieme, quindi sai perfettamente tutto sul Bunker ventre delle macchine di Orissa in India “

La voce di Kenian sembrava più umana del consueto, carica di rabbia anche se metodica, fredda e controllata. Ma vibrante come un terremoto pronto a scoppiare.

Le menzogne e le maschere di Rastogi lo toccavano troppo da vicino.

Rastogi non riusciva più a parlare. Amrita lo puntava con lo sguardo severo e ricolmo di rabbia e di disgusto di chi si è sentito violato e tradito.

Amir Raza, che fino a mezz’ora prima era convinto di trovarsi di fronte il “salvatore” della sua fidanzata Amrita, era esterrefatto, disgustato a sua volta e senza parole.

Aggiunse con voce spezzata

“You took advantage of the wrong people. You are going to pay for all of what you had done very soon, in 45 minutes exactly the ISI squad of men to accompany Kenian in Orissa will be here”.

Mentre parlava prendeva possesso di maggiore calma il dottor Raza perché sapeva molto bene cosa succede a quei tipi di indiani che amano fingersi ciò che non sono.

Amrita che si riprese da sconforto e schock disse

“Io non mi sono mai interessata né alle guerre né alla politica che quelli come te, Vivek Rastogi, creano nel Mio Paese. Ci sono due scienziati Pakistani di mia ottima conoscenza che lavorano in una multinazionale a Lugano. Gli ho appena scritto un messaggio su WhatsApp. “

Il messaggio di Amrita scritto in inglese conteneva tutte le istruzioni anticipate da mandare all’ ISI.

Amir Raza era compiaciuto e veramente orgoglioso di Amrita

“Mi hai sorpreso Amrita, pensavo che tutto questo spettasse solo a me in quanto cittadino Pakistano”

“Nonostante i nostri due Paesi siano così divisi, io ho intenzione di accettare la tua proposta, Amir”

Amrita e Amir non andarono semplicemente a Karachi per aiutare le ricerche a proseguire.

Amir che le aveva proposto una convivenza quando erano ancora a Oslo, finalmente dopo mesi ricevette un sì da Amrita, anche se in circostanze grottesche.

Pete e Kenian decisero di servire la cena nella sala-ufficio per tenere monitorato Rastogi, controllando che non comunicasse con nessuno via cellulare o laptop e che non abbandonasse la villetta nei successivi 45 minuti, ormai divenuti 30.

***

Samir aveva appena finito di forzare la porta della gabbia del bunker di Orissa.

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Erano le 2:10 di notte.

Credeva di averci messo molto di più, aveva perso il senso del tempo.

Un grande orologio a led rosso illuminava l’ ora proprio a 20 passi dall’ uscita a varco della sala-gabbie.

Samir non poteva perdere tempo a sprecarsi sul dilemma etico di dover liberare gli altri 12 prigionieri suoi connazionali.

Aveva ancora circa 2 ore ma non voleva sbagliare e non voleva imprevisti.

Non raccolse nessun vestito che gli era stato tolto tranne I jeans che indossava e che Maruska Fevdova non gli aveva ancora tolto nella gabbia.

Non faceva freddo fortunatamente.

Uscì così con il petto nudo e a piedi scalzi come un fantasma verso l’ingresso del bunker dove c’era la porta principale che lui aveva visto benissimo che aveva un difetto nell’ ala destra in alto.

Quando si chiudeva aveva un ritardo di 25 secondi.

Lo sapeva perché aveva analizzato attentamente nei giorni fuori dalla gabbia con gli altri studenti le tempistiche dettagliate dell’ apertura e della chiusura di quella porta, tecnologica ma tutto sommato molto più vecchia rispetto al resto di altre tecnologie.

Armò la batteria di riserva del suo Android con del filo di rame e iniziò il processo di induzione elettromagnetica verso il punto debole dell’ apertura del bunker.

Poi si accorse che sotto i suoi piedi, nudi, c’era un foglio bianco all’ apparenza.

Non c’era luce e non era prudente aprire nessuna torcia di fortuna lì nei paraggi.

Tentando di avvicinare il foglio verso I LED della porta bunker riuscì a leggere dalle luci bluastre una scritta che recitava

“She is freed now, she escaped. I could had not do that differently. Vivek “

Si accorse che c’era una busta con francobolli.

Era proprio una lettera, indirizzata alla Fevdova probabilmente e inviata tramite un corriere di Posta privato mai sentito prima dall’ Europa.

La prese e se la mise in tasca.

Erano le 2:40. Finalmente la porta del bunker si aprì

Prima che raggiunse l’apertura totale che l’avrebbe fatta scattare, causando rumori, Samir era già fuori ad almeno 15 metri dall’ uscio.

Iniziò a correre come se stesse facendo la maratona.

Aveva deciso di proseguire in direzione contraria all’ edificio invece di andare dritto perché sapeva del rischio di incontrare Fevdova o altri suoi ingegneri.

Corse così tanto e per un ora e mezza che non si rese nemmeno conto di dove esattamente si trovasse.

Erano le 4 del mattino e iniziava a esserci una flebile luce azzurrina . Lesse un cartello. Si trovava a Paralakhemund, quasi al confine con l’Andra Pradesh.

Decise di salire su un auto che aveva trovato, forzandola sempre a induzione e cercare di percorrere la strada fino alla Baia del Bengala.

Tramite un percorso misto terramare aveva previsto che in 12 giorni sarebbe arrivato in Bangladesh. Una volta lì sarebbe ripartito verso Milano per cercare il dottor Raza.

***

Adel De Gausse Von Fürstenberg intanto si trovava a Kuala Lumpur con un altro suo amico della malavita cinese: Tim Huang.

Tim Huang era il classico faccendiere e gambler di basso profilo. Manteneva una moglie Brasiliana a distanza nella loro casa in Inghilterra e andava a visitarla 5 volte al mese per 8 mesi l’ anno.

Il resto del tempo lo passava in Asia a svolgere affari loschi e a volte anche davvero improbabili, come venditore di gatti ibridi realizzati con pelle di coccodrillo, esperimenti genetici venuti male, scarti semi-robotici o semi umanoidi che venivano gettati via da Oregon quando non erano funzionali.

Aveva una collezione di organi prelevati dalle cavie morte che teneva in una ghiacciaia e vendeva al mercato nero.

Tim Huang aveva il compito di istruire Adel de Gausse Von Fürstenberg a realizzare il giusto metodo per imitare la sincronizzazione necessaria all’ avvio del corpo dei bunker.

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Era dell’ idea infatti che tramite un simulatore di frequenze Hertz con proiezioni ormonali e neurotrasmettitori di cavie isolati, si riuscisse a ricreare la condizione ideale per fare “parlare” il Gemello nero con il Gemello bianco, I due codici necessari all’ attivazione di piedi, corpo e mani della macchina bunker mondiale.

Adel era molto interessato e sentiva di essere a un passo dalla vittoria e dalla sua conquista del mondo.

Aveva predisposto che sarebbe stato dentro al rinnovato bunker di Johannesburg durante tutto il disastro globale creato dal “mostro attivato in azione”.

 Johannesburg infatti rappresentava uno dei piedi della macchina bunker e lì c’era una cabina di pilotaggio molto importante in caso i meccanismi si fossero inceppati

Era già d’accordo con altri dei suoi pari che alcuni sarebbero andati presso il bunker di Porto Velho in Brasile per fare lo stesso.

I Russi sarebbero stati fra Pechino, Shanghai , Milano Chinatown e Skald in Islanda.

Tutto stava prendendo meravigliosamente forma nella mente malata di Adel de Gausse Von Fürstenberg quando sentì una mano pesante afferrarlo per la spalla destra e girarlo con una forza quasi sovraumana.

“Chi sei?!” disse spaventato Adel

Era un umanoide che sembrava un uomo vero. Africano, di pelle nera, non sembrava per niente siliconato.

Capelli folti a Dreadlocks e vestiti piuttosto raffinati.

Occhi di color castagna.

“Tu non vai da nessuna parte più. Ora stai qui e vedrai”

Disse con una voce roca, profonda e un sorriso compiaciuto della propria forza.

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Era Rick. Un umanoide sviluppato da una casa indipendente clandestina del sud della Nigeria.

Un team di hacker nigeriani era riuscito a penetrare nel progetto Oregon e aveva trovato un piccolo dettaglio sul nome di Adel de Gausse von Fürstenberg.

Dopo ciò avevano radunato squadre di uomini e il loro umanoide per cercarlo finché non lo trovarono a Kuala Lumpur.

Adel non riusciva a respirare con la mano stretta al collo di Rick che lo stava tenendo alzato da terra.

***

Carlo Volpi ricevette finalmente Demetra Williams a La Latina, insieme al socio Walter che però era d’accordo con Demetra di trovare una scusa per recarsi in Germania , senza dirlo a Carlo,  quanto prima , per ottenere la protezione di Oleg Pavlov, data la circostanza d’urgenza scaturita dal panico del messaggio WhatsApp scritto a Demetra dall’ Hacker Tiziano, ma che I due avevano ricondotto a un’azione di controllo della CIA nei loro confronti.

“Dobbiamo andare a Nagpur”

Disse Carlo a Demetra a un certo punto

“What? Why? Che cosa ci serve laggiù?” chiese esterrefatta Demetra

“Noi là abbiamo accordi coi Russi che ci portano gli indiani della RSS a farci vedere sto bunker di Orissa in India. Là ci sono pezzi interessanti per ottimizzare i nostri progetti. È l’ unica nostra salvezza per evitare ulteriori casini. E non aggiungo altro”.

Carlo Volpi era un uomo molto tattico e per niente impulsivo.

Freddo come un serpente. Aveva già studiato la reazione di Demetra in anticipo prima che arrivasse.

Era molto meglio creare una contro strategia nei confronti di Adel De Gausse Von Fürstenberg, che lui non poteva sapere dove si trovasse ma aveva intuito che fosse lontano dall’ Europa e che sarebbe arrivato “prima di lui a qualcosa di grosso che poi non avrebbe condiviso”.

In realtà Carlo Volpi non aveva ancora bene in chiaro il peso e il potere di Adel.

Lo aveva ridimensionato per mancanza di informazioni dettagliate.

Comunque tramite suoi contatti della malavita Canadese, gli giunsero voci da alcune talpe nel Governo indiano, che il bunker più importante non era quello di Chinatown Milanese né l’interscambio di Rothenburg come lui inizialmente pensava, bensì quello di Orissa.

Con Carlo Volpi la mafia russa non fu mai totalmente aperta. Non si sbottonavano. Cercavano di “tenerlo sotto” e così Volpi, strategico ma anche “fantasista” aveva iniziato a espandere I propri giri per conto suo. Salomè era sempre troppo impegnata a prendersi cura delle bizze del figlio e la morosa di Carlo, Renée Duchamp, non aveva la stoffa per gestire business a livello extra europeo.

Lei era brava nella gestione degli smistamenti dei traffici del cartello in Europa, che non è roba da poco.

Però per altro più “asiatico” Carlo a parte canadesi e cinesi (di cui però non si fidava al 100%) non aveva nessuno.

Doveva convincere la Williams ad andare lei in avanscoperta a Nagpur. Carlo si sarebbe fermato nella vicina Mumbai. Alcuni malavitosi del Gujarat ammiratori del marmo Italiano lo avrebbero aspettato lì.

Una volta a Nagpur, secondo I piani di Carlo, Demetra avrebbe avuto accesso a una ristretta cerchia di uomini delle RSS che la avrebbero accompagnata a Orissa a visitare il bunker.

Carlo avrebbe finalmente conosciuto Maruska Fevdova e (secondo lui) sarebbe riuscito a convincerla ad un affare, meglio di quanto non fosse riuscito a fare con Piermarini Malinowski che ormai era diventato “troppo italiano per sporcarsi “.

Demetra infine accetto’ l’ incarico.

Walter però non poteva partire con loro se doveva andare prima in Germania da Oleg.

Siccome Carlo non gradiva che una donna da sola iniziasse un viaggio verso l’India, chiese allora a Rosario di accompagnarla.

“Rosario, tu sarai I miei occhi eh, mi raccomando “

E con una mano sulla spalla del suo compare li saluto ‘ e contattò il suo contatto Canadese indiano Ryan Singh per andare prima a Torinto e poi insieme a lui e al suo gruppo a Mumbai in modo discreto e sicuro.

***

Le luci dell’ alba avevano terminato di colorare Calcutta.

Samir adesso si trovava lì.

Aveva una camicia nuova, una ciotola di riso, carne e verdure con due bottiglie d’ acqua ed era su un treno.

Lavorando come aiuto-cuoco presso una locanda aveva guadagnato cibo e vestiti nel giro di poche ore e convinto indiani locali ad aiutarlo a uscire dall’ India.

Un viaggio di fortuna per non rischiare troppi controlli.

Avrebbe raggiunto Nuova Delhi in fretta e poi sarebbe partito direttamente per Milano.

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***

C'erano dunque degli infiltrati esterni nei centri più importanti e di fama mondiale.

2051: tutto sembrava essere fuori controllo. 

Tiziano aspettava impaziente l'arrivo della ISI Pakistana per riconsegnare alla giustizia Vivek Rastogi, spia indiana delle RSS che lavorava con Oleg Pavlov alias Professor Gautier per pilotare il CERN e altre strutture tecnologiche contro l'umanità. 

Kenian era in fase analitica. Avrebbe cercato di salvare il CERN ma solo dopo aver salvato le 12 vite umane innocenti catturate da Maruska Fevdova nel bunker indiano di Orissa. 

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